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martedì 7 aprile 2015

A Nancie Atwell il premio Varkey per l'insegnamento



Nancie Atwell è la docente vincitrice del premio “Global Teacher Prize ” prima edizione 2015, promossa dalla fondazione Varkey che ha sede a Dubai. 
La fondazione onora l’eccellenza nella didattica assegnando il premio di 1 milione di dollari.
Lo scopo del premio è quello di risvegliare l’attenzione del mondo verso gli insegnanti.

Nancie Atwell si è distinta per il suo modo diverso e speciale di insegnare, adottando didattiche innovative che hanno apportato notevoli risultati sulla capacità di lettura dei suoi studenti:


«I miei ragazzi leggono almeno 40 libri l’anno: li scelgono loro liberamente da una libreria che aggiorniamo continuamente con più di 10.000 titoli l’anno. Sono loro a dirmi cosa vogliono leggere, di cosa vogliono scrivere ed imparano a farlo».

Il volto di Nancie Atwell racconta una storia bellissima fatta di grande determinazione che è fonte di gioia e serenità.

Global Teacher Prize, portrait of Nancie Atwell, 2015,
personal work; hand drawing, markers and colour pencil on paper.

Babazzurra

sabato 31 gennaio 2015

Le pene d’amore? Questione di prospettiva

“Mia cara ragazza, - disse il sacerdote attraverso la grata del confessionale -  “come posso aiutarti a scacciare dalla mente un ragazzo col quale filavi, che poi hai piantato, col quale però saresti tornata volentieri  e  che invece sembra  non volerne più sapere di te?

Un sistema sicuro non c’è. E sai perché?
Perché non ce n’è bisogno.

Le ragazze, come te, di diciassette anni dimenticano facilmente le pene d’amore, senza che sia necessaria una spinta.

Lo so che per il momento la cosa non ti pare possibile, che soffri  e che saresti disposta a giurare che nel tuo giovane cuore si è aperta una ferita inguaribile.

Ma invece …
Hai mai sofferto per un torcicollo?
È un male odioso e malinconico; sembra che non debba mai passare.
Eppure una mattina ti desti e il torcicollo non c’è più.”

lunedì 25 agosto 2014

Le Cose che Amo

le cose che amo

Ci sono tante cose che amo:
l’acqua, Joshua Jackson, le bestie,
il telefono, la Panda, Sting , Snoopy.
Amo molto i biscotti :
senza di loro il mondo sarebbe
un frigorifero senza cibo,

una casa senza bestie,
 una ciambella senza zuccherini.
Io amo le bestie
E  le bestie  amano me.
Credo sia  questo  il  senso  della  vita .

Ma c’è qualcosa che aborro e 
che mi fa correre urlando:
sono  i notai, i banchieri, le istituzioni,
i programmi, gli occhiali, le convenzioni,
il raffreddore, la morte, le Società per Azioni,

gli schemi,   i frigoriferi,  la buona educazione.

Adriana

mercoledì 23 luglio 2014

Vacanze ad Alghero


Non solo per un pugno di sole

Il mare si infrange dolcemente sugli scogli ed Alghero mostra la sua immagine più bella per le vacanze.   

Nessun turista riesce a farne a meno, e cresce la schiera di quelli che vorrebbero visitarla. 


È quanto appare chiaramente dai numerosi vacanzieri che trascorrono alcuni giorni ad Alghero, se ne innamorano e sentono che devono ritornarci. 

Molti decidono di trasferirvisi stabilmente perché hanno la percezione che nella grande città caotica, da dove provengono, la loro vita sia minacciata dal ritmo frenetico e stressante che ruba loro il tempo per vivere: le ore sprecate in auto per raggiungere il posto di lavoro o per accompagnare i figli a scuola. Che senso ha vivere nel panico? Entrare in una vorticosa circolazione stradale senza sapere mai se si arriverà a casa sani e salvi. Al mattino, ogni giorno come in guerra, si salutano i parenti come se fosse l’ultimo e si esce da casa. Dopo 3 ore di auto nel traffico cittadino, si mette piede in ufficio e si ringrazia il proprio angelo custode per aver salva la vita. Poi, il lavoro assorbe le altre energie rimaste e non si pensa che si dovrà fare rientro a casa, affrontando altre 3 ore di traffico impazzito.

Ok, per oggi è andata! 

Nel turista che visita Alghero esiste un sentimento dominante di probabilità di un  dolce flirt con quei luoghi che vibrano e si espandono tutto intorno nell'aria.

Stabilirsi ad Alghero non significa diventare algheresi, perché gli algheresi sono molto gelosi  e fieri della loro terra e della loro origine. Stabilirsi ad Alghero significa far parte di una comunità molto varia, spesso straniera, molto piacevole che in comune ha lo stesso spirito, le stesse esigenze, lo stesso sentire di abitare in questa amena cittadina.

Alghero ha un’immagine internazionale e la vantaggiosa posizione dell’aeroporto a 10 km di distanza è vitale.   
 Lungomare Barcellona
Spiaggia lungomare Barcellona
barca attraccata al porto turistico
Banchina Rafael Catardi
rocce del lungomare Valencia
barche attraccate alla banchina Giuseppe Pezzi
lungomare Barcellona, via Garibaldi
lungomare Valencia, vista Capo Caccia
Banchina Giuseppe Pezzi
Molo Lo Frasso: esce una barca a vela
barca da pesca alla Banchina Rafael Catardi
Capo Caccia  all'orizzonte
rocce
stelle marine in essiccazione
veduta del porto da una feritoia dei bastioni di Marco Polo

Babazzurra

lunedì 14 luglio 2014

Lo stipendio


Thomas rientra a casa per pranzo. È affamato e carico di entusiasmo perché l’indomani  ritirerà lo stipendio. Però sa pure che l’entusiasmo  si trasformerà in malumore quando, stanziati i soldi per pagare affitto, luce, gas, telefono, spesa per le cibarie, benzina dell’auto e un po’ di sigarette, si accorgerà che immancabilmente mancherà almeno qualche centinaio di euro per arrivare decentemente al 27 del mese successivo.

Thomas saluta la famiglia : 
-“Oh, ciao, Tea, Betty, Chicco. Come va ?-

Ai suoi allegri saluti la moglie Tea e la figlia Betty rispondono con qualcosa di molto simile ad un borbottio. Il figlio Chicco non risponde del tutto, impegnato, come al solito, nella lettura della Gazzetta dello Sport.

Thomas comprende che è successo qualcosa di insolito; in soggiorno la tavola non è apparecchiata e in cucina scopre con orrore che tegami e pentole sono sui fornelli ma nessuno si è preoccupato di accendere il gas sotto dette pentole.

Infastidito ma con voce premurosa chiede alle sue donne:
-      - “ È successo qualcosa ? ”-
  
       Lo guardano tutt’e due con aria di sgomento.

-       -“Allora?” –  prova ad insistere cominciando logicamente ad allarmarsi.

 La moglie con un fil di voce dice:
-      -“Ma come?  Non hai sentito la radio?” –
-    - “No, perché?”-
-     - “Perché ha abortito”-
-     - “Ha abortito chi? E perché danno la notizia di qualcuna che abortisce, visto che non danno neppure quelle di chi non abortisce? …”-
-       -“Sei il solito bruto, privo totalmente di sensibilità. Ha abortito la showgirl Elisabetta Canalis! E tu sai”,-  aggiunge con la massima compunzione,-
-      “quanto Elisabetta Canalis e il chirurgo Brian Perri desiderino un figlio …” –
-     - “Ma a voi cosa ve ne frega se ha abortito ?...”-
-       -“L’ho detto che sei un bruto”-.

Thomas sbatte la porta, torna in cucina, si taglia una fetta di formaggio Fiore Sardo, prende un pezzo di pane casereccio Civraxiu, si riempie un bicchiere di vino rosso Cannonau di Sardegna e va a mangiare nel suo rifugio preferito, una sedia a dondolo in rattan. Comincia lentamente a pensare a quello che ha appena sentito. E ripensa a tutti i quattrini che settimanalmente vengono buttati via, in casa, in cartaccia utile per alimentare solo il fuoco di notizie mondane delle donne coabitanti.

Thomas non sa quanti rotocalchi entrano in quelle stanze: ne trova dappertutto. 
Ogni tanto provava a sfogliarne qualcuno ma presto gli veniva la nausea.

A  lui non importa niente se Eva Mendes e Ryan Gosling aspettano il loro primo figlio;      
 il fatto che Sharon Stone abbia contratto una sindrome influenzale lo lascia totalmente indifferente; se Lana Del Rey è in fuga d’amore non si sa bene dove e non si sa bene con chi, sono fatti suoi; se la principessa Charlène è finalmente incinta di suo marito, è  un affare che riguarda il Principato di Monaco; l’idea che Pamela Anderson abbia divorziato da Rick Salomon per la seconda volta non gli turba certo i sonni. Senza contare che le notizie di contorno a questi straordinari fatti, quelle sì lo turbano: il leggere che il tal signore o la tal signora sono andati in vacanza alle Bermude per riposarsi della vacanza a Cortina lo fanno andare in bestia.

Eppure, in casa sua, proprio nella sua casa, quelle sciagurate vivono di queste notizie e di queste fotografie: l’ambiente mondano – il jet-set come dice Betty, l’alta società come dice Tea – sembra suscitare interessi morbosi  nelle sue donne che, da masochiste, soffrono e gioiscono ad ogni nascita illustre, ad ogni matrimonio, fidanzamento, divorzio, separazione, annunciato da quelle riviste.


Terminata la frugale colazione,Thomas pensa  di andare dall’unico sano come lui, incontaminato della casa, con cui fare quattro chiacchiere, che se ne infischia altamente se Penélope Cruz è un’attrice o una domatrice di elefanti. Entra nella camera del figlio Chicco e lo trova che piange a calde lacrime, singhiozzando in maniera penosa. 

- “Ma cosa c’è, cos’è successo ?”-  gli chiede premurosamente. Chicco, asciugandosi le lacrime, gli mostra la gazzetta rosa  e gli indica un titolo a tutta pagina: 


-      “Francesco Totti  pensa di ritirarsi e dice che sarà terrificante !” –   

Babazzurra

giovedì 10 luglio 2014

Piccole Vacanze




ALGHERO


Lungomare Valencia


Lungomare Valencia 


Pineta Maria Pia

Babazzurra

Uno stock di magliette in liquidazione


Marco torna a casa dal lavoro, trova la famiglia in fermento e la casa in allegro disordine. La moglie Isabella e i suoi due figli Roberto e Jolanda si provano a ritmo da capogiro magliette colorate.
Isabella: -“Hai visto, Marco, hai visto che bell’assortimento di magliette ho trovato, per tutta la famiglia, a prezzo di liquidazione ?”-
Marco:  -“Carine”.-
Marco conosce i vantaggi delle liquidazioni e accenna appena un sorriso. Le magliette non si distinguevano tanto per fattura, colori o tessuto ma semplicemente ognuna riportava, sul petto o su una spalla o sulla schiena, una serie di distintivi, scritte e gradi.
Marco: -“Mi dispiace, ma se non fai delle sostanziali modifiche, per me sarà impossibile uscire vestito così”.
Isabella: -“Come? Come sarebbe? Io le indosserò anche per andare a teatro e Roberto e Jolanda faranno furore con gli amici in piazza”.
Marco: -“Sì, non lo nego. Ma sono magliette un po’ troppo … spiritose, adatte al target   *genitori senza figli* o *figli senza genitori*. Noi, invece, siamo una famiglia che veste con stile sobrio e anonimo. Noi non siamo modaioli !”- 

Afferma con convinzione e voce sdegnata guardando la moglie negli occhi con sguardo profondamente ironico
- “Non è vero che questa moda paramilitare rappresenti la rivolta dei giovani contro il militarismo, che sia una dissacrazione e demitizzazione della guerra. È solo il bisogno di far vedere che si è qualcuno, che ci si vuole distinguere, affermare un’autorità, anche se si tratta di quella di un caporal maggiore …”  

Jolanda e Roberto si facevano vedere in giro con scritte del tipo “US Navy”, “US Marines Corps”, “US Army”, “Jet USAF”, “Headquarter”. Isabella, dal suo canto, sfoggiava magliette con distintivi vari, ancore, timoni, vele, la rosa dei venti e, in seguito, azzardò anche qualche scritta, ma ancora con pudore: limitandosi a  “East African Safari”, “Bahamas”, “Tortuga”, “Tahiti”. Comunque tutto andò relativamente bene fino a quando, esaurite le scritte più o meno ingenue (anche se a Marco faceva una certa impressione dare una sberla a Roberto “fuciliere della Marina americana”), si passò ai gradi. 

Le cose andarono lisce finché ci si limitò al caporale, al sergente o al massimo ad  un certo “captain” che poteva essere un militare ma anche un comandante di un peschereccio. Il primo colpo Marco lo ebbe quando Isabella apparve con una maglietta recante i galloni di colonnello delle Guardie Scozzesi di Sua Maestà. Parve, a Marco, un atto di aperta ribellione, un’affermazione di autorità di fronte a un poveraccio (lui) che non era riuscito a superare il livello di caporal maggiore degli autieri.(militare addetto alla guida degli automezzi). Marco si ribellò ma il giorno dopo Isabella, scossa dalle parole del consorte, apparve a tavola con una maglietta che sul petto recava le insegne di Commodoro, sulla manica sinistra i gradi di generale di corpo d’armata, su quella destra i nastrini di partecipazione a tutte le guerre, da quella italo-turca in poi. Guardò Marco con aria di sfida. Marco smorzò subito il sorrisino, scosse il capo e commentò: “Qui va a finire male …”

Per parecchi giorni le cose procedettero senza scosse. L’unica differenza era che si era passati alle decorazioni: Roberto mostrava con una certa superbia la Victoria Cross, la più alta onorificenza militare britannica, Jolanda si pavoneggia con l’omologo nastrino della medaglia del Congresso americano e Isabella superò se stessa appendendosi il collare dell’Ordine della SS. Annunziata. “Qui Va a finire male …” continuava a dire Marco.

Finì male. Un giorno Marco fu raggiunto da un telefonata della Questura. Un commissario l’avvertì che tutti e tre i componenti la sua famiglia si trovavano “a disposizione delle autorità per ulteriori indagini”. Se voleva poteva andare ad appurare le cose di persona. Marco andò. E così apprese che Isabella, Jolanda e Roberto erano stati “fermati” perché indossanti in pubblico uniformi mimetiche; cosa assolutamente proibita dalla legge italiana. Invitati a sbarazzarsi immediatamente del travestimento, i tre si erano ribellati agli agenti affermando che – riportavano i verbali – “ Siamo in un paese libero e ognuno deve avere il diritto di vestirsi come vuole”.

Marco tornò nella casa vuota. Era rimasto solo con una montagna di magliette sparse un po’ dovunque. Gli fecero tenerezza. In quel momento suonò il campanello della porta. Andò ad aprire. Era la Suocera, venuta a consolarlo. Indossava una maglietta gialla, sulla cui schiena campeggiava la scritta: “I feel sexy”.


Babazzurra

martedì 24 giugno 2014

E perché non in ristorante?


Una mia lontana cugina, Peggy, decide di organizzare una cena formale a casa.                  Sfodera il servizio di piatti  Richard-Ginori ereditato, tira fuori le posate Villeroy & Boch, lucida l’argenteria, stende sul tavolo la tovaglia di lino lavorata a pizzo Rinascimento siciliano ed è pronta ad andare a cucinare una prelibatezza col Bimby robot per far venire l'acquolina in bocca.

Prima di aprire la porta, dà uno sguardo alla sala pronta: tavolo perfetto,  antipasti  in salotto,  vino alla giusta temperatura, candele accese.
Gli ospiti arrivano e Peggy vuole solo che tutto vada bene e che, se lo ritengono, possono rilassarsi con musica da camera (ma nessuno immagina quale fatica sia stata fatta e non ci si rende conto che un Nicola Conte, con musica da ascensore, non sia l’ideale per compiacere Greci e Romani). E comincia il ballo con ritmo molto allegro e rumoroso.

Le amiche invitate (signore sempre!) vogliono esercitare i ruoli socialmente corretti:

-       "Hai bisogno di aiuto, Peggy?"   e mettono il naso in cucina, che è proprio un vero caos!

 Se la cucina è una piccola stanza, dopo le fasi di preparazione e realizzazione del cibo, c’è disordine e gli accessori correlati non possono essere fantastici, giusto?
Ma “le signore” vogliono rendersi utili, aprire il frigorifero e gli armadi alla ricerca di cose da esporre, perché non sono venute solo per mangiare.
E nel bel mezzo di un   "Dov'è l’apribottiglie ?" -  e un   "Sai dove si tiene il sacchetto del ghiaccio?" – è  buona regola respirare profondamente, anche se Peggy desidererebbe solo urlare:

- "Nooo, non ho bisogno di aiuto! Sono a casa mia, io so dove si trova tutto quel che serve e fatemi il favore di non aprire e chiudere i cassetti perché mi state solo disturbando di più, e poi non forzate la porta del congelatore che ha un trucco che, per aprirla, conosco solo io. È molto meglio andare in sala e prendersi cura dei bambini che corrono e sporcano invece che divertirvi in  questo gioco di ruoli e godere del disordine che c'è; ma la prossima volta che sarò invitata mi renderò disponibile ad entrare nel gioco dei ruoli  e fingerò di aiutarvi quando sarete nella vostra casa e passerete quello che sto passando adesso io !”.  


Sarebbe meglio incollarsi un post-it mentale per la prossima volta e ricordarsi che le cene sono così buone nei ristoranti. Non è per quello che servono?


Babazzurra

sabato 21 giugno 2014

Daniela


{   “ Cleo per favore non mordermi le gambe, mi fai il solletico”.
“Cleo  va a fare una bella nanna”.
“No, no, Cleo non aggredirmi così, ho pauraaa”.
Daniela  Scarla, l’ex ragazza di campagna gioca a farsi intimorire dalla sua barboncina come si fa coi bambini.
La barboncina è grigia, ha il pelo cotonato.                                                                   L’anello con perla, che Daniela porta al mignolo, si impiglia nel collare a ogni assalto.

Daniela compirà 27 anni a settembre ed è più bella di una volta, nonostante le migliaia di ore in passerella. È innamorata di Nello Monci, un giovane pilota automobilistico, aggressivo e veloce, che si è distinto soprattutto nelle gare di durata. A settembre sarà la signora Monci e già pensa di smettere di lavorare e di ricevere solo gli amici più cari nella sua bella casa di Lodi, la stessa casa dove abita Nello. Sulle pareti ci sono già le foto delle quindici automobili scassate da lui per imparare a diventare un campione e le foto delle sfilate di moda in cui lei si conferma una delle top model più famose in Italia.
Intanto è acciambellata su una anonima poltrona nella sua casa veronese, circondata da mobili tutti dorati.

È vestita di nero: golfino nero di cachemire e gonna nera. Nel suo armadio sono appesi solo abiti bianchi e neri. Sul comodino la foto di Nello, con quella sua aria da ragazzone sportivo che non legge la vita sui libri ma preferisce viverla come gli piace, è infilata in un portafoto laccato di colore rosso.

Daniela è appena tornata dal parrucchiere per posare davanti al fotografo di un magazine. Con una mano, piccola e dalle unghie smaltate di rosso fa girare i quattro fili di perle intorno al collo e ride volentieri, se è pregata di farlo perché è il suo mestiere.

Trilla il telefono. Daniela e Cleo corrono. Lei dice: “Pronto, ah, sei tu Nello?”
Parlano di vedersi al Festival lirico dell’Arena di Verona e di fare tardi. Tanto non piove più.  È una bella notte veronese, con una falce di luna. Daniela torna alla poltrona con un libro che ha trovato sul camino.
Il libro è “Carmen” di Georges Bizet. Daniela conosce alcune arie a memoria, come “Habanera”. A volte la canta col pensiero mentre è in macchina.  }


Qui si interrompe la mia storia di fantasia. Il link sotto ripropone l’aria di “Habanera” stupendamente cantata da  Grace Bumbry.



MUSICHE ed OPERE dell’ARENA di VERONA  2014

Dopo 12 mesi siamo finalmente giunti alla 100+1 edizione della stagione lirica dell’Arena di Verona che va dal 20 giugno al 7 settembre 2014 e propone 54 appuntamenti con 6 titoli d’opera e 3 serate evento.

Prende il nome di “Festival del nuovo secolo” e sembra fatto apposta per avere successo in questa stagione così gradevole, quando è molto più dolce passeggiare lungo antiche strade tra monumenti e poter godere dello spettacolo dell’Arena, piuttosto che starsene seduti nelle poltroncine di un teatro di periferia a vedere il film di un’opera.

 L’edizione 100+1 si  apre il 20 giugno con  “Un Ballo in maschera” di Verdi, segue il 21 giugno la “Carmen” di Georges Bizet, il 5 luglio “Turandot”  di Giacomo Puccini, per proseguire il 3 agosto con l’ “Aida” di Giuseppe Verdi (in due diversi allestimenti), il 15 agosto “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, e dal 23 agosto conclude il cartellone “Roméo et Juliette” di Charles Gounod . Seguono le repliche dopo ogni prima.
Buon divertimento.

Babazzurra

http://www.arena.it/it-IT/Homeit.html       sito ufficiale dell’arena di Verona