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martedì 7 aprile 2015

A Nancie Atwell il premio Varkey per l'insegnamento



Nancie Atwell è la docente vincitrice del premio “Global Teacher Prize ” prima edizione 2015, promossa dalla fondazione Varkey che ha sede a Dubai. 
La fondazione onora l’eccellenza nella didattica assegnando il premio di 1 milione di dollari.
Lo scopo del premio è quello di risvegliare l’attenzione del mondo verso gli insegnanti.

Nancie Atwell si è distinta per il suo modo diverso e speciale di insegnare, adottando didattiche innovative che hanno apportato notevoli risultati sulla capacità di lettura dei suoi studenti:


«I miei ragazzi leggono almeno 40 libri l’anno: li scelgono loro liberamente da una libreria che aggiorniamo continuamente con più di 10.000 titoli l’anno. Sono loro a dirmi cosa vogliono leggere, di cosa vogliono scrivere ed imparano a farlo».

Il volto di Nancie Atwell racconta una storia bellissima fatta di grande determinazione che è fonte di gioia e serenità.

Global Teacher Prize, portrait of Nancie Atwell, 2015,
personal work; hand drawing, markers and colour pencil on paper.

Babazzurra

venerdì 8 agosto 2014

Problemi sotto l'ombrellone


Marco e Lucia si trovano al mare, sotto l’ombrellone. I loro due figli, Virginia e Roberto sono andati a comprare un gelato al chiosco poco lontano, sulla spiaggia. 
-          “Parlagliene tu”, - dice Lucia al marito.
-          “No, è meglio che gliene parli tu” – risponde Marco
-          “E perché proprio io?”
-          “Ma perché tu sei la donna di casa e hai la delicatezza necessaria per affrontare l’argomento, e soprattutto tu sei la mamma, quindi sai meglio di me come parlare ai nostri figli, sai quali accenti usare, fino a che punto spingere il discorso. E poi … e poi io, dico la verità, mi vergognerei, non saprei da che parte incominciare”.
-          “ Per cominciare  si fa presto, si parla delle diversità estetiche tra gli individui, delle ali macchiate delle farfalle, dei petali screziati dei fiori, delle zebre, …”
-          “Non farmi ridere: questi sono i suggerimenti che trovi nei libri inglesi sull'educazione sessuale del bambino secondo la Tata. Il nostro caso è diverso”. Passa di lì a poco Liliana, una cara amica di Lucia. Lucia la chiama e la prega di aiutarli a riflettere con loro su come risolvere il problema:
                        VIRGINIA HA UNA VOGLIA A FORMA DI OTTO! 




     Virginia ha una voglia a forma di otto sulla gamba sinistra e, per questo, al mare resta vestita e non fa i bagni. 



Liliana, con il suo corpo snello e forte, il piglio sicuro, occhi verdi ridenti, pelle levigata alla saponetta, capelli castani ricadenti con ordine sulle spalle, appare come il simbolo della ragazza italiana, sportiva, imbottita di vitamine, disinvolta, che non ha paura di affrontare la vita. Anche i suoi vestiti, comodi e insieme ricercati, rivelano un’aspirazione all'eleganza, sfiorata sempre ma mai raggiunta.
Liliana è scesa in spiaggia per fare una passeggiata sulla battigia e indossa pantaloncini rosa cortissimi che hanno la funzione di mettere in evidenza le gambe lunghe e abbronzate, camicetta celeste, sbottonata sul davanti più del necessario.

Virginia e Roberto ritornano sotto l’ombrellone e Liliana invita Virginia a fare una passeggiata con lei. Si conoscono da tanto tempo ed entrambe si stimano ma non era mai capitato, tra loro, di parlare di problemi. 

Liliana chiede a Virginia:-“ Perché non fai il bagno al mare?”   
Virginia:-“ Adoro il mare e fare i bagni ma ho una voglia a forma di otto che mi deturpa la gamba sinistra. Un otto color nocciola, grande come due francobolli espresso, per intenderci. Ne sono disperata. E ogni anno l’arrivo dell’estate mi spaventa”.

Liliana:-“Hai delle bellissime gambe eppure so che ogni estate ti costringi, per questo “otto”, a villeggiare dai nonni in campagna. Basta solo un po’ di disinvoltura, o di eleganza, o più sicurezza in te stessa. Ma non è indispensabile possedere tutte queste qualità insieme. Il tuo “difetto”, che ti sembra insuperabile, perché non sia più tale, lo devi far diventare una particolarità originale, un’imperfezione che ti rende unica e davvero splendida, indimenticabile!”-
-“Ci sono donne zoppe  che sono riuscite a dare, a un’andatura malferma, una grazia divertente e perfino conturbante: ne conosco una che si è brillantemente sposata dopo aver rifiutato tre partiti. E so anche di una giovane signora che deve gran parte del suo fascino al monocolo con cui attenua, anzi sottolinea con arguta spavalderia, un occhio di vetro”-.

Virginia:-“Capisco, ma io non voglio appartenere al gruppo di “donne in gamba”, preferisco far parte del gruppo delle “donne glorificate” nel mondo del  cinema o della moda. Mi sento inadeguata perché sono diversa dalle altre e così  nascondo il mio difetto.” 
Liliana:-“Sai che anche Pippa Middleton ha una macchia nocciola sul retro della gamba destra, proprio come te?, e lei indossa molto tranquillamente gonne corte! E poi, non si vedono, forse, nel mondo del cinema e della moda, orecchie a sventola, nasi pronunciati, visi sproporzionati, bocche amplificate, occhi enormi ? Non ti sembra che questi difetti siano insuperabili per far parte delle bellezze stereotipate ? Eppure queste bellezze diverse, non omologate, hanno un segreto: sanno che l’imperfezione è la poesia, è l’unicità che le rende indimenticabili.

"Madre Natura ti ha regalato un paio di bellissime gambe firmandotele maliziosamente con un otto. Stai al gioco, esibisci questa firma come uno di quei cappellini un po’ stravaganti, di buona marca, che ci piacciono tanto”.

W le "bellezze" non omologate!

Babazzurra

lunedì 9 giugno 2014

Uno dei Cento

Immagine della facciata del “Victoria and Albert Museum” di Londra


Guardavo questa immagine perché là dentro si ripercorrono, circa 70, gli anni più straordinari della moda italiana, 100 pezzi dagli anni ’50 ad oggi, con tutte le tappe dell’affermazione della moda italiana nel mondo.

La mostra “The glamour of Italian Fashion” rimane aperta  fino al 27 luglio 2014.
 È possibile farsi un’idea dell’esposizione cliccando qui.  

E così, navigando su internet, ho cercato di immaginare come potrebbe essere la zona allestita a ricordare le sfilate della Sala Bianca del Palazzo Pitti di Firenze, che ha fatto dire a Matteo Renzi che gli sembrava di essere a Firenze.

 

Una mostra che racconta la storia del nostro Bel Paese più elegante, seducente ed opulente,  attraverso ogni abito esposto.

 

Ad un tratto, tra l’articolo di una testata giornalistica ed un’altra, tutti molto simili, ho trovato la fotografia in bianco e nero di una famosissima coppia, quella di Gianni e Marella Agnelli, presenti al famoso ballo in maschera “The Black and White Ball” organizzato da   Truman Capote all'Hotel Plaza di New York City, il 28 novembre 1966, l’anno in cui Firenze è stata colpita dall'alluvione .

 

In quella occasione a Marella Agnelli, che indossava un abito favoloso, un caftano disegnato da  Mila Schön , bianco e argento, valse la nomina di donna più elegante dell’anno da parte del “ Women's Wear Daily ”.

In seguito, quel caftano è stato donato al Metropolitan Museum di New York .

La immaginate voi quella festa danzante così glamour?

L’evento mondano più importante dell’anno?

Partecipare al ballo in maschera?

Bianco e nero i soli colori ammessi e poi, 

alla fine della serata,

arriva il premio per “La  donna più elegante dell’anno”.

 

È come vivere in una favola in cui sarà nominata “Regina” quella dama che avrà scelto l’abito più elegante, di uno stilista di fama mondiale. 


Ma come nelle favole, in quel 28 novembre 1966, penso che la lotta sia stata dura, a colpi di stole di visone bianco, gioielli, tacchi a spillo e FIRME. Immaginate il fruscio di questi abiti preziosi e scintillanti che scivolavano su preziosi tappeti o su mosaici di marmo. Immaginate di poter toccare, accarezzare quelle sete crespate o quei rasi lucenti, intarsiati di pietre preziose, quei velluti morbidi rigorosamente di seta. 

Ora, immaginate di indossarne uno, uno solo.


Io l’ho immaginato. Ho scelto proprio quello che vinse quella sera di novembre del ’66.

Il Caftano che proclamò Marella Agnelli la donna più elegante dell’anno. Un abito che conferì a Mila Schön l’Oscar della moda per il colore (Neiman Marcus Fashion Award) e la nomea di “Coco Chanel italiana”.


Babazzurra